capoeira

La capoeira è, nella sua origine, una lotta di liberazione dissimulata nella danza, in un gioco di arguzia.

Con ogni probabilità affonda le sue origini nelle tecniche di lotta tribali dell’Africa centro-occidentale, ma si sviluppa in Brasile durante l’epoca coloniale, quando vi vennero deportati gli schiavi africani. La tradizione vuole che gli schiavi di origini africane si esercitassero nella lotta con l’intento di conquistare la libertà; l’apparenza di danza tribale li avrebbe messi al sicuro dalla punizione dei padroni.

Questo può essere vero solo per uno stadio molto primitivo del suo sviluppo, perché in realtà la pratica della capoeira a partire dal 1814 venne vietata agli schiavi, assieme ad altre forme di espressione culturale, principalmente per impedirne l’aggregazione.

Il 1888 fu l’anno di liberazione dalla schiavitù, ma gli schiavi liberati non ebbero modo di integrarsi facilmente nel tessuto socio-economico.  La capoeira fu quindi presto associata alla delinquenza di strada, tanto da venire proibita a livello nazionale già dal 1892.

Nel 1930 la politica nazionalistica del presidente/dittatore Getúlio Vargas, in cerca di uno sport da promuovere come sport nazionale, diede l’opportunità a Mestre Bimba di riscattare la fama negativa della capoeira mediante lo stile di “Lotta Regionale di Bahia”, da lui ideato. Dopo una pubblica esibizione di Mestre Bimba e dei suoi allievi finalmente lo sport ebbe il suo riscatto, e cominciò la sua lenta ascesa.

Nel 1974 la capoeira è stata riconosciuta come sport nazionale brasiliano e nel 2014 l’UNESCO ha iscritto la Roda di Capoeira nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.

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