Ieri sera si è giocato un nuovo capitolo della classica disfida sportiva tra i bianchi, i “maestri” inventori del gioco, e i nostri azzurri, “allievi” pieni di talento e ben più vincenti degli inglesi. La partita giocata a Torino, sede privilegiata di queste sfide, era “solo” un’amichevole e si è conclusa 1-1 con reti di Pellè e Townsend, ultimo capitolo di una storia lunga 82 anni, vediamone alcuni.

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L’esordio

Il primo incontro ufficiale risale al lontano 1933, quando allo Stadio Nazionale di Roma (l’odierno Flaminio) si affrontarono davanti a 50.000 spettatori tra i quali Benito Mussolini, gli azzurri di Vittorio Pozzo, fautore del “Metodo”, e i bianchi d’Oltremanica guidati da Herbert Chapman, l’inventore del “Sistema”. I padroni di casa partono meglio, vanno in vantaggio dopo pochi minuti grazie a una violentissima botta di Ferrari da trenta metri che piega le mani al portiere Hibbs, sfiorano il raddoppio e subiscono il pareggio di Bastin in sospetto fuorigioco. La fisicità inglese contro la tecnica italiana, tante occasioni mancate dagli azzurri e il risultato non cambia più.

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I Leoni di Highbury

Una sconfitta celebrata come una vittoria, come solo gli italiani sanno fare. A un anno di distanza gli inglesi invitano la nazionale appena laureatasi campione del mondo a casa loro, nel salotto buono di Highbury, lo stadio dell’Arsenal. In una plumbea e nebbiosa giornata gli inglesi segnano tre reti in 12 minuti durante i quali Drake con un’entrata terrificante frattura il piede sinistro di Monti costretto a lasciare gli azzurri in 10 (non c’erano sostituzioni all’epoca). Ma nella ripresa nasce la leggenda di una squadra mai doma che riuscì a reagire in maniera superba: la difesa si trasformò in un muro invalicabile e la classe di Meazza illuminò la platea con una doppietta e Orsi nel finale fallì il pareggio. La radiocronaca di Nicolò Carosio, pioniere del microfono, trasmette in Italia gli echi di una impresa eroica: nascono i “Leoni di Highbury“.

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Il goal alla Mortensen

Una delle pagine più tristi (per noi) di questa rivalità è sicuramente l’amichevole del 1948 disputata a Torino, dove gli Inglesi stravinsero per 4-0 su una nazionale costruita ad immagine e somiglianza del Grande Torino. I bianchi dominarono in lungo e in largo la nostra nazionale e l’emblema della serata fu la rete siglata dopo 4 minuti dall’esterno inglese che segnò con un fortunoso cross dalla fascia che assunse una traiettoria così beffarda da sorprendere l’estremo italiano Bagicalupo e spalancare la strada della vittoria agli Inglesi. Due reti azzurre vennero annullate per fuorigioco e i bianchi dilagarono. Sembrarono davvero irresistibili ma due anni dopo ai Mondiali in Brasile gli Stati Uniti li ridimensionarono con una vittoria storica.

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Wembley violato

Finalmente! Il 14 novembre 1973, nel trentanovesimo anniversario della battaglia di Highbury, siamo ancora ospiti degli inglesi, stavolta nel tempio di Wembley. I padroni di casa avevano definito la Nazionale azzurra una squadra “di camerieri” in riferimento al passato lavorativo di Chinaglia in Inghilterra, ma sarà proprio Chinaglia a quattro dalla fine a servire l’assist vincente a Capello che ammutolì lo stadio. Ironia della sorte, Capello molti anni dopo andrà ad allenare proprio la nazionale inglese. Per il bis bisognerà aspettare il 1997 con la rete di Zola, allora al Chelsea.

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Numeri

Le nazionali prima di ieri sera si erano sfidate 25 volte, bilancio favorevole agli azzurri con 10 vittorie e 7 pareggi. 13 allenatori per gli azzurri e 12 per i bianchi con Winterbottom che guida la classifica delle “panchine” con 5 incontri. Ben 21 sono stati i nostri calciatori che hanno esordito in nazionale proprio con l’Inghilterra mentre sono solo due gli inglesi ad esordire con noi ma vanno ricordati anche i mitici Bobby Moore e Peter Shilton che hanno giocato la loro ultima partita contro l’Italia. Nessuna autorete nei 25 confronti e, stranamente, un solo cartellino rosso: Di Livio l’11 ottobre 1997.